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IL LAGO DI
NEMI:LUOGO DI STORIA E CULTO |
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SANTUARIO
DI DIANA NEMORENSE |
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L’importanza storica del
Lago di Nemi ha origini antichissime, legata
ai culti che in esso sono nati, e alle
vicende dell’intera area del Vulcano Laziale . |
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Il riferimento storico
più antico post - glaciale, confermato da
reperti litici, è il Paleolitico Superiore,
intorno a 40-50.000 anni fa. Al bacino del
Lago di Nemi, si riporta, in epoca
preistorica, l’origine di un culto
fondamentale della civiltà umana: la Grande
Madre Terra, o Madre Natura, “Fonte della
Vita”. Rea per i popoli del
Mediterraneo.
In età
protostorica, VII-VI sec.a.C., il culto,
dedicato a una Divinità con poteri salutari, |
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continuazione
del significato originario, si svolgeva in
una semplice radura sacra nel bosco, il
Lucus. L’inizio della prima fase monumentale
si fa risalire al VI-V sec.a.C., l’area
diventa Sede delle città che costituiscono
la Lega Latina, per le grandi occasioni
civili e religiose. Con Diana, divinità
silvestre, il luogo comincia ad assumere un
valore planetario, miti e leggende
confluiscono soprattutto dalla tradizione
greca. |
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Il Nemus Dianae è
il Bosco Sacro dove sorge il Santuario
dedicato a Diana, e sede del cruento rito
del Rex Nemorensis, sacerdote della
Dea, che sostituiva il predecessore dopo
averlo ucciso in duello. La costruzione del
Santuario prosegue tra la fine del II inizi
I sec.a.C. , con la realizzazione di un
complesso architettonico a terrazze. A
tutt’oggi non si ha un dato certo della
superficie occupata, ma sicuramente gran
parte della conca settentrionale del lago. |
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Si stima
un’estensione di circa 400.000 mq con almeno
8-10 piani sopra e sotto il livello del
terreno. Era uno dei più importanti e
conosciuti Santuari dell’antichità,
comprensivo non solo del Tempio dedicato a
Diana, ma di are e sacelli per il culto
degli altri Dei del Pantheon Latino. |
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Il complesso monumentale
consisteva in un’ampia terrazza (A)
delimitata a monte su due lati da un muro a
nicchie in opera incerta (B), che
costituisce ancora la parte strutturale
visibile, e a valle da un muro di
sostruzione a nicchie triangolari (C). Alla
fine del I sec.a.C. inizi di quello
successivo, si realizzarono, all’estremità
occidentale del muro a nicchie, una serie di
Celle Donarie, cosiddette per la presenza
all’interno di numerose statue ed erme,
attualmente esposte nei Musei di Nottingham
e Copenaghen. |
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All’interno del complesso si ergevano
sacelli per varie divinità, ambienti per i
sacerdoti, (F),Terme (T) e un tempio (K),
convenzionalmente attribuito a Diana ed
attualmente inglobato in un casale del XVIII
sec. Ad ovest di questo, con un orientamento
leggermente diverso, sorgeva un piccolo
teatro, attualmente interrato, databile fra
il I sec.a.C. e il III sec.d.C., dove
probabilmente avveniva il duello rituale per
la successione del Rex Nemorensis (S). |
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Scavi recenti hanno
portato alla luce due colonna-ti (R-Z) uno
dei quali (R) intonacato in rosso, e un muro
(Q) con decorazione dipinta a finti pilastri
prospettici. Un tratto dell’antica Via
Virbia che conduceva al Santuario (U) è
visibile all’interno dell’azienda Il
Giardino di Diana. Su una terrazza
superiore è stata rinvenuta un’Esedra e una
seria di ambienti (V), confermando l’ipotesi
che il Santuario di Diana si estendeva anche
su terrazze superiori. Al pari di altri
Santuari latini, come Fortuna Primigenia
a Palestrina e Giunone a Gabi.
L’area, dopo l’avvento del Cristianesimo, fu
abbandonata a partire dal IV-V sec.d.C. Dal
XVII sec. fu intensamente scavata, e inutile
dire che la maggior parte dei reperti
finirono all’estero, in Musei e collezioni
private a Copenaghen, Parigi, Nottingham,
Palma de Maiorca, Berlino, Boston,
Philadelphia. Una minima parte è rimasta in
Italia, nel Castello Ruspoli e Museo delle
Navi a Nemi, Museo Nazionale Romano e Villa
Giulia a Roma. Questo luogo ha ispirato una
quantità incredibile di artisti: scrittori,
musicisti e pittori, da tempo immemorabile.
Dante, nella Divina Commedia, fa molte
citazioni forse riconducibili all’area dei
Colli Albani. La più importante e conosciuta
è sicuramente "La Selva Oscura": un
riferimento al Nemus,"selva selvaggia…
che nel pensier rinnova la paura!"… per la
presenza del Rex Nemorensis?. |
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Sir James G. Frazer,
antropologo scozzese, architettò intorno al
rito del Rex Nemorensis, Il Ramo
D’oro, uno dei capolavori della
letteratu-ra storico-religiosa. Per
oltre un secolo questi luoghi sono stati una
tappa obbligata del Grand Tour, in
cui generazioni di giovani nobili e studiosi
di tutta Europa attraversarono la Penisola
Italica, per completare la propria
formazione. E così vennero: Gogol,
Stendhal, Goethe, Byron, Dumas, Cechov,
Dickens, Massimo D’Azeglio e tanti altri.
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Lasciando
scritti, poesie, centinaia di tele ispirate
dalle bellezze del Lago di Nemi. |
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L’azienda Il Giardino di Diana ingloba gran
parte dell’Area Archeologica del Santuario
di Diana,il luogo più suggestivo e
importante del Parco Regionale dei Castelli
Romani.
Le strutture aziendali
sono aperte e disponibili per le visite al
sito. Il Museo delle Navi Romane, si trova
nelle immediate vicinanze dell’azienda.
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LE FOTO |
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