Ciclo dell'Acqua - Il Giardino di Diana a Nemi

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Il Ciclo Dell'Acqua

L’acqua è l’elemento fondamentale della nostra esistenza, grazie alla quale si è potuta formare la vita sul nostro pianeta garantendone nel contempo la sopravvivenza. I processi di invecchiamento e la conseguente morte avvengono in una situazione di graduale diminuzione di acqua negli organismi viventi. I 2/3 della superficie terrestre sono occupati dalle acque, tanto da meritarsi il titolo di “Pianeta Azzurro”, mentre più o meno la stessa proporzione la ritroviamo nella materia vivente. 

La sua presenza caratterizza ambienti con abbondanza di specie animali e vegetali anche grazie a livelli elevati di piovosità, all’opposto abbiamo aree più secche e desertiche con limitata piovosità. Anche le Glaciazioni nelle passate Ere hanno contribuito a questa disparità, causando climi secchi e desertificazioni specialmente nell’Emisfero meridionale, come in altre zone del mondo. 

Ciò influisce nello sviluppo economico, sociale dei territori interessati e quindi dei popoli insediati, situazioni che possiamo riscontrare ovunque in ogni epoca. Definiamo “Ciclo dell’Acqua” quel processo che rende il nostro prezioso elemento la materia più rinnovabile dell’universo da milioni di anni, che in qualsiasi momento e situazione può tornare allo stato di vapore immettendosi nuovamente nell’atmosfera. Sottoforma di pioggia, neve o grandine ritorna quindi sul pianeta andando ad alimentare mari, fiumi, laghi e falde idriche.

Per quel che ci riguarda direttamente, possiamo dire che il Lazio e in modo particolare l’area dei Colli Albani calzano bene questo modello, l’abbondanza di acqua rappresentata da laghi, fiumi, sorgenti, accesso al mare, hanno per millenni espresso storia e civiltà di altissimi livelli, tanto che l’intera Penisola italica e in special modo il Lazio veniva indicata degli antichi autori la “Saturnia Tellus”, la Terra di Saturno, culla della prima civiltà umana. 

I Colli Albani, sorti dal grande Vulcano Laziale, sono ricchi di acque sorgive, falde e soprattutto laghi di origine vulcanica vere e proprie cisterne di inesauribile riserva idrica,facilmente accessibile e di ottima qualità. In origine se ne contavano almeno dieci, via via scomparsi nei secoli più o meno per intervento umano. Degli antichi laghi rimangono attualmente le ben delineate vallate, da sempre destinate a colture tipiche come vigneti, frutteti, orti, nonché insediamenti umani di vario genere. Così è stato il destino dei laghi di Vallericcia, Pavona, Valle Marciana, del Vivaro detto anche di Albalonga, dei Campi di Annibale, Prataporci, ed altri minori. 

Sopravvivono i due laghi di Nemi e Castelgandolfo, parzialmente ridotti nell’antichità con la costruzione dei due noti emissari, che da millenni riempiono di storia e simboli l’intero territorio, compresa la fondazione di Albalonga, ad opera di Ascanio o Julo figlio di Enea, giustamente considerata “Madre” di Roma.


La posizione strategica della città posta sulle alture dei Colli Albani, forse l’ampio crinale del Monte Artemisio, nonché la possibilità di amministrare le enormi disponibilità idriche del suo territorio, aveva nel tempo accresciuto il suo potere verso le popolazioni e le città nelle pianure laziali. In questa ricostruzione abbiamo immaginato un sistema di invasi naturali e canalizzazioni che, seguendo i dislivelli naturali del terreno ed opportunamente collegato, garantiva una efficiente e redditizia distribuzione delle acque. 

Così dall’alto il Lago di Albalonga immetteva le acque attraverso chiuse e canali nel Lago di Nemi e Castelgandolfo e tramite gli emissari rispettivamente con Vallericcia e le Mole di Albano, prima di confluire nel Laghetto di Pavona.

 Un’altra diramazione procedeva a monte verso Valle Molara, lungo l’attuale tracciato della via Anagnina sotto i Monti del Tuscolo, probabilmente ripreso dall’Acquedotto Aldobrandini, fino al bacino di Pantano Secco, per proseguire fino a Roma. 

Si metteva così in moto un grande meccanismo espressione di laboriosità e ingegno che animavano gli antichi popoli del Lazio, la loro forza nella conquista del territorio, in seguito linfa vitale della Civiltà Romana che avrebbe nei secoli dato nuovo destino all’umanità.

Il percorso didattico realizzato seguendo questa testimonianza della storia, si snoda in una scenografia reale di antiche strutture idriche dell’azienda appositamente trasformate in canali, laghetti, vasche, acquedotti e un caratteristico mulino in legno, in un immaginario volo dalle soprastanti colline alle campagne fino al mare, dove l’acqua nel suo scorrere millenario unisce leggenda, storia e natura.

 
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